C’è una città che duemila e cinquecento anni fa guardava al Mediterraneo orientale come a uno specchio, assorbirne la bellezza, reinterpretarla e restituirla al mondo con una voce propria. Quella città si chiama Cerveteri, e dal 4 giugno torna a raccontare quella storia straordinaria attraverso una mostra che ha dell’eccezionale.
Un museo, un progetto, prestatori da tutto il mondo
Al Museo Archeologico Nazionale Cerite apre i battenti Veder greco in Etruria. Le idrie di Cerveteri, curata da Vincenzo Bellelli e Patrizio Fileri. Una mostra che ha richiesto la collaborazione di alcune delle istituzioni museali più importanti al mondo: dal Louvre al British Museum, dai Musei Vaticani al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, fino ai Musei Capitolini e a numerosi altri prestatori italiani. Un cast internazionale che da solo racconta il peso culturale di questa esposizione.
Cerveteri nel VI secolo, crocevia tra Etruria e Oriente
Nella seconda metà del VI secolo a.C., Cerveteri era uno dei centri più vivaci e aperti del Mediterraneo antico. Non si limitava a importare oggetti dalla Grecia orientale: li studiava, li rielaborava, li trasformava in qualcosa di nuovo. La pittura vascolare e le terrecotte decorative dell’architettura ne sono la testimonianza più eloquente. La città etrusca fu insieme centro privilegiato di importazione e laboratorio creativo in cui le influenze esterne diventavano stile locale.
Le hydriai ceretane, capolavori unici al mondo
Il cuore della mostra sono le hydriai ceretane, contenitori per l’acqua dipinti con una raffinatezza che ancora oggi lascia senza parole. Di stile greco-orientale ma rinvenute esclusivamente a Cerveteri, rappresentano un enigma affascinante per gli studiosi e un capolavoro indiscutibile per chiunque le osservi. Per la prima volta saranno esposti insieme il nucleo più ricco del mondo conservato al Louvre, proveniente dalla storica collezione del marchese Campana, e quello altrettanto importante del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia.
Due regine in un unico luogo
Tra i pezzi più attesi ci sono due capolavori assoluti della ceramografia antica, mai esposti insieme fino ad oggi. La celeberrima hydria della Polledrara, conservata al British Museum, e la cosiddetta hydria Ricci, considerata la regina dei vasi ionici rinvenuti in Etruria. Insieme a loro, la più antica hydria ceretana di provenienza nota, conservata a Londra, con la sua scena di scontro tra guerrieri. Tre opere che da sole giustificano il viaggio.
Non solo vasi, un ambiente artistico da scoprire
La mostra non si ferma alle hydriai. Intorno a loro saranno esposti materiali poco noti o del tutto inediti che ricostruiscono le connessioni dell’ambiente artistico locale con questa tradizione ceramica. Significative testimonianze di pittura su terracotta a uso architettonico permetteranno un confronto diretto tra i diversi linguaggi visivi, restituendo un quadro vivido dell’immaginario artistico della Cerveteri arcaica, della sua apertura al mondo e della sua capacità di fare proprie le influenze esterne senza perdere identità.
Veder greco in Etruria è una di quelle mostre che non si accontentano di esporre oggetti belli. Raccontano una civiltà che sapeva ascoltare, imparare e creare. In un momento in cui si tende a guardare al Mediterraneo come a uno spazio di confine e separazione, vedere come duemila e cinquecento anni fa quello stesso mare fosse un canale di scambio, ispirazione e meticciato culturale ha qualcosa di profondamente attuale.
03 Giugno 2026
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