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La memoria dell’arte trova casa all’Arsenale: la Biennale riporta il suo archivio a Venezia

L’archivio della Biennale lascia Marghera e torna a casa, tra le pietre dell’Arsenale

La memoria dell’arte trova casa all’Arsenale: la Biennale riporta il suo archivio a Venezia

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Venezia ritrova la sua memoria: la Biennale inaugura il nuovo centro di ricerca alle Corderie

C’è qualcosa di simbolico nel fatto che uno degli archivi più ricchi dell’arte contemporanea mondiale torni a vivere dentro la città che lo ha generato. L’Archivio Storico della Biennale di Venezia - oggi anche Centro Internazionale della Ricerca sulle Arti Contemporanee - ha inaugurato la sua nuova sede all’Arsenale, dopo anni trascorsi a Marghera, in terraferma. Un ritorno che vale più di un trasloco.

Dall’entroterra al cuore di Venezia

Per diversi anni l’Archivio Storico della Biennale aveva trovato sistemazione al Vega - Parco Scientifico Tecnologico di Marghera, lontano dal centro storico e dalla vita pulsante della città lagunare. Ora torna all’Arsenale, in un complesso di edifici storici adiacenti alle Corderie, con una superficie di circa 8.000 metri quadri. Un ritorno alla città storica che non è solo logistico: è una scelta di identità.

Trentotto milioni di euro e un cantiere rispettato

I lavori sono stati avviati nel marzo 2024 e conclusi nei tempi previsti - dettaglio tutt’altro che scontato nel panorama dei cantieri pubblici italiani. L’investimento complessivo supera i 38 milioni di euro, interamente stanziati dal Ministero della Cultura: 20 milioni provenienti dai fondi "Grandi Progetti Beni Culturali" (stanziati già nel 2019) e altri 18 dal Pnrr. Un finanziamento che unisce risorse di lungo corso e fondi europei post-pandemia, a testimonianza di quanto questa operazione fosse attesa.

Non solo archivio: un centro vivo di ricerca e produzione

Nel 2021, mentre i lavori erano ancora di là da venire, è nato formalmente il Centro Internazionale della Ricerca sulle Arti Contemporanee, con l’obiettivo di trasformare l’archivio da deposito della memoria a luogo di produzione culturale attiva. Studenti, studiosi, istituzioni e centri di ricerca nazionali e internazionali possono oggi confrontarsi con un patrimonio documentale unico, che diventa materia viva per nuove ricerche, sperimentazioni e percorsi espositivi. I direttori artistici della Biennale stessa hanno accesso ai materiali per sviluppare progetti speciali che affondano le radici nella storia dell’istituzione.

Buttafuoco e il gesto che trasforma un documento in arte

Alla cerimonia di presentazione erano presenti il presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, gli ex presidenti Paolo Baratta e Roberto Cicutto, la responsabile dell’archivio Debora Rossi e il nuovo sindaco di Venezia, Simone Venturini. È stato Buttafuoco a offrire la definizione più evocativa dell’occasione: "Che cos’è l’archivio? Ve lo spiego con un gesto semplice: è quello di quando si afferra un documento. E quel documento, grazie a questa struttura e alla Biennale come centro di produzione, oltre che studio, attraverso quel gesto diventa un fatto d’arte." Una frase che sintetizza bene l’ambizione del progetto: non conservare, ma trasformare.

Tre giorni di apertura tra performance, architettura e cinema

Per celebrare l’inaugurazione, i direttori artistici dei diversi settori della Biennale hanno costruito un programma speciale di tre giornate. Tra i primi due giorni si alternano performance di teatro, danza e arte visiva, una lecture di architettura e una conversazione sul cinema, oltre a un concerto. Il 3 giugno lo spazio apre al pubblico per le visite. Un programma che non è solo celebrativo: è già una dimostrazione concreta di cosa voglia dire usare un archivio come punto di partenza, non come punto di arrivo.

L’Archivio Storico della Biennale non è semplicemente tornato a Venezia: si è reinventato. In un momento in cui la memoria culturale rischia di essere conservata senza essere mai davvero utilizzata, questo progetto prova che custodire e produrre non sono attività separate. Possono essere, anzi, la stessa cosa.


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03 Giugno 2026
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